I bitcoin, e le criptovalute in genere, vengono considerati legali o illegali in base al paese in cui ci troviamo

Nonostante l’avanzata di bitcoin sia ormai inevitabile, gli enti regolatori di tutto il mondo stanno imbastendo dibattiti in tutto il mondo per cercare di regolamentare attraverso un sistema di norme il commercio dei beni digitali.

Bitcoin è legale

Sono pochissimi i paesi che hanno bandito del tutto bitcoin, ma questo non vuol dire che sia considerato come valuta legale. Al momento l’unico paese ad aver accolto bitcoin come valuta legale all’interno della propria economia è El Salvador.

Ma cosa vuol dire in realtà valuta legale? Il nome potrebbe essere fuorviante ma in realtà si tratta del fatto che nonostante il commercio, lo scambio, la vendita e l’acquisto di criptovalute sia perfettamente legale, il consumatore non è protetto da tutta quelle serie di normative sviluppatesi nel corso di questi ultimi anni con l’avvento del denaro digitale.

Bitcoin è una moneta “legale”?

Nelle varie nazioni c’è molta confusione. A partire dagli Stati Uniti, dove si discute se l’introduzione di una normativa sui bitcoin debba essere presa dai singoli stati o dal governo federale. In Europa la situazione non è migliore e ogni Stato sta cercando di correre ai ripari ponendo sul piano di discussione una normativa efficace prima che sia troppo tardi.

Vediamo insieme alcuni paesi e le loro relative politiche sui bitcoin:

Argentina

La situazione economica dell’Argentina è sempre stata piuttosto controversa. Ultimamente la Banca Centrale Argentina (BCRA) insieme alla Commissione Titoli (CNV) hanno deciso che gli argentini potranno comprare un corrispettivo di 200 dollari al mese di criptovalute con una tassa del 65% se si supera questo limite.

Australia

L’Australia ha dichiarato la legalità di bitcoin nel 2017 e ad oggi è uno degli Stati con la più alta percentuale di adozione di criptovalute al mondo.

Canada

Seppur non riconoscendola ancora come valuta legale, il Canada ha dichiarato come legale lo scambio di tutti i cripto asset esistenti. L’agenzia del fisco del Canada ha dichiarato bitcoin “merce digitale” inserendola così in un contesto normativo già esistente ma potrebbe essere addirittura il primo Paese al mondo a “sfornare” una legislazione completa su bitcoin.

Cina

La Cina è uno dei pochissimi paesi che ha reso illegale bitcoin. Nonostante l’avanguardia tecnologica e informatica del paese, la banca centrale del governo cinese ha deciso di dichiarare guerra a bitcoin conducendo una vera e propria epurazione delle industrie connesse al mondo cripto. Al contempo, però, il governo cinese sta ultimando il progetto della sua criptomoneta di stato.

Malta

Malta è sempre stata molto aperta alle criptovalute. Già nel 2018 aveva approvato una serie di legge chiaramente a favore dell’introduzione delle criptomonete. Nel 2020 la Malta Financial Services Authority ha stabilito una serie di regolamenti in favore di una maggiore attenzione riguardo il riciclaggio di denaro, da sempre un punto debole dell’isola-nazione.

Messico

Il Messico è un altro di quei pochi paesi che sembra aver bandito bitcoin. Nel 2021 il ministro delle finanze Arturo Herrera ha stabilito l’illegalità delle criptovalute all’interno del paese. Proprio come la Cina, però, il Messico ha previsto che da questo mese riuscirà ad ammettere la propria criptomoneta di stato. Qualcosa si sta muovendo anche all’interno del parlamento.

La situazione in Russia e Ucraina

Russia

La situazione in Russia è davvero troppo instabile. Anche per quanto riguarda il mercato delle criptovalute. Lo scorso mese, il governo russo aveva proposto una serie di regole per tassare i grandi spostamenti di criptovalute onde evitare la totale proibizione di ogni cripto asset. Precedente la banca centrale del cremlino aveva paventato la possibilità di bandire del tutto il mining di bitcoin e lo scambio di criptovalute, mentre iniziava il progetto di un rublo digitale. Al momento la situazione bellica con l’Ucraina non favorisce sicuramente un approccio disteso sulla faccenda.

Ucraina

L’Ucraina aveva già discusso lo scorso mese riguardo l’introduzione di bitcoin all’interno dell’economia del paese. Il parlamento ucraino era arrivato alla conclusione di approvare la legislazione sui beni virtuali nominando l’agenzia nazionale dei titoli di mercato come regolatore primario. Volodymyr Zelensky, il presidente ucraino, aveva precedentemente firmato una legge che permetteva l’emissione di valuta digitale alla banca centrale del paese.

E l’Italia?

L’Italia essendo parte dell’Unione Europea si conformerà ai regolamenti discussi in Commissione Europea. Da questo mese, infatti, Il cosiddetto disegno di legge MiCA (Markets in Crypto-Assets) ha stabilito quello che sarà il vademecum di ogni paese membro riguardo l’adozione di bitcoin.

Il disegno di legge in questione dovrà passare al vaglio della votazione che è stata prevista per la fine di quest’anno. La sesta direttiva antiriciclaggio dell’UE (AMLD6) è la legge che da oggi regolamenta gli aspetti legati alle frodi e al riciclaggio di denaro sporco attraverso l’utilizzo di cripto asset.

Negli scorsi giorni il Parlamento Europeo è stato chiamato a sindacare sulla possibilità di vita di criptovalute che utilizzano un’alta intensità energetica proof-of-work, come Bitcoin. Sembrava stesse per passare il ban ma poi l’enorme pressione esercitata dai gruppi di potere detentori di Bitcoin si è fatta sentire e la proposta è stata accantonata.

Nonostante la confusione nella parte normativa, l’avvento di bitcoin è tanto imminente quanto inesorabile. Ogni paese dovrà fare in fretta a dare un regolamento ai propri cittadini per poi congiungersi in un unico grande mondo connesso attraverso l’utilizzo delle varie blockchain.