Il Merge di Ethereum, ossia il suo passaggio dal proof-of-work al proof-of-stake ridurrà drasticamente il consumo di energia, ma lascerà una gran quantità di costose apparecchiature tecnologiche senza più un utilizzo concreto.

La community dei miner di Ethereum è un gruppo realmente eterogeneo. Geograficamente e demograficamente.

Ethereum Merge miners cosa succede

C’è un ventenne in nord Europa, che lancia a tutta potenza i propri hardware dal balcone di casa per guadagnare qualche criptovaluta. In quel modo può acquistare vestiti e beni di prima necessità. In sudamerica una pensionata lascia acceso il proprio pc per minare Ether e integrare la scarsa pensione.

Dall’altra parte abbiamo poi uno studente universitario canadese che mette a rendita il suo pc da gaming per contribuire alla rete. Potendosi così permettere di pagare i libri per studiare o togliersi qualche sfizio. Insomma, la community è composta da tantissime tipologie di persone diverse, ciascuna con diversi interessi, possibilità e risorse.

Il crollo dei mercati e il punto di vista dei miner di Ethereum

Come già è noto a molte persone anche al di fuori del mondo cripto, i diversi crolli nei mercati cripto ha reso gli ultimi mesi piuttosto dolorosi più o meno per chiunque a provato a investire o scommettere a rialzo sugli asset crittografici.

In questi giorni ETH sta segnando circa un 70% di perdita da inizio anno. Allo stesso tempo, un fattore meno noto tra i non addetti ai lavori e gli appassionati, un cambiamento fondamentale noto come “The Merge” andrà a porre del tutto fine al mining di Ethereum, lasciando quindi senza questa entrata economica circa un milione di persone.

Bitcoin ed Ethereum, le due più grandi blockchain per dimensione e per valore di mercato, ad oggi validano e registrano entrambe le transazioni utilizzando un meccanismo di consenso noto come proof-of-work. Tramite questo sistema i cosiddetti minatori dedicano risorse informatiche alla risoluzione di complessi problemi matematici per aggiungere blocchi di transazioni a un registro pubblico.

Per poter validare le transazioni e quindi aggiungere un blocco all blockchain è necessario “presentare” alla rete una proof-of-work. Ossia una prova appunto di aver eseguito quel lavoro necessario alla risoluzione del problema matematico, mettendo a disposizione la potenza di calcolo dei propri apparecchi e l’energia elettrica consumata allo scopo.

I minatori ricevono in seguito pagamenti in criptovaluta come ricompensa per aver contribuito alla rete. Il mining di bitcoin, che generalmente coinvolge attrezzature specializzate data la complessità sempre maggiore dei problemi da risolvere per validare un blocco, è ormai diventato industrializzato. Poiché quindi il mining si è spostato nei data center, la partecipazione di persone comuni è stata sostanzialmente eliminata. O comunque ridotta davvero all’osso.

Ma a differenza di Bitcoin, il cui mining richiede ormai apparecchiature specializzate per poter performare decenteente, il mining di Ethereum si basa sul tipo di GPU, ossia schede grafiche. Le stesse schede si trovano all’interno dei classici PC da gaming e molte persone comuni possono ancora dedicarcisi.

La proof-of-work prima del Merge

La proof-of-work è in poche parole una gara per far lavorare sodo i propri computer. Questo chiaramente significa che utilizza un’enorme quantità di energia elettrica per essere prodotta. L’impatto ambientale necessario, seppur ci siano numerosi studi che vanno decisamente a ridimensionare le responsabilità imputabili a Bitcoin e alle blockchain, è una delle principali critiche che l’opinione pubblica e i detrattori avanzano nei confronti delle criptovalute.

Sin dagli inizi di Ethereum, i suoi sviluppatori si sono preparati per il passaggio a un modello alternativo chiamato proof-of-stake. Con un sistema di consenso di questo tipo, le persone bloccherebbero nella rete, ossia metterebbero “in staking”, una certa quantità di Ether, per vincere il premio per l’esecuzione del software che va a raggruppare correttamente le transazioni in nuovi blocchi e controlla il lavoro di altri validatori.

Il proof-of-stake potrebbe ridurre il consumo energetico della rete Ethereum di circa il 99%. Farebbe però perdere anche il ruolo e l’entrata economica agli attuali minatori, un duro colpo visto l’investimento di capitale necessario per avviare le operazioni.

I minatori di Ethereum hanno speso ad oggi, cumulativamente tra tutti, circa 15 miliardi di dollari in unità di elaborazione grafica (GPU), secondo Bitpro Consulting. La stima peraltro non include i costi accessori come cablaggi, trasformatori e il resto della strumentazione necessaria ad avviare l’attività di mining di Ethereum.

Quando avverrà The Merge di Ethereum

The Merge dovrebbe aver luogo ad agosto, anche se non è stata comunicata alcuna data ufficiale. È già stato respinto più volte e molti minatori sperano in cuor loro che che accada di nuovo.

“Non credo che saranno in grado di farcela a breve”, afferma Aydin Kilic, direttore operativo di Hive, un minatore industriale di Ethereum. Ma altre persone coinvolte con Ethereum vedono l’unione come inevitabile. “Le probabilità che non accada quest’anno sono molto basse”, dall’1% al 10%, secondo quanto detto Tim Beiko, uno scienziato informatico che coordina gli sviluppatori di Ethereum. “La cosa che più mi preme evitare è che qualcuno compri una GPU di mining oggi e la fusione avenga quest’estate“, rendendola di fatto quasi inutile.

Nonostante tutto ciò, i minatori stanno effettivamente espandendo le loro dotazioni di strumenti. I prezzi delle GPU sono diminuiti di oltre la metà dall’inizio dell’anno, portando a un’impennata degli acquisti.

L’hashrate di Ethereum, una misura di quanta potenza di calcolo sta supportando la rete, è quasi raddoppiato nell’ultimo anno, secondo il tracker Etherscan. Anche nell’attuale crollo dei prezzi delle criptovalute, il mining di Ethereum è più redditizio rispetto al supporto di qualsiasi altra moneta importante, incluso Bitcoin.

“Immagino che le persone stiano cercando di ottenere il più possibile prima che finisca”, afferma Slava Karpenko, direttore tecnico di 2Miners, un’organizzazione che aiuta i minatori più piccoli a mettere insieme le proprie risorse per supportare Ethereum. Il numero di utenti attivi del gruppo è aumentato del 70% da novembre, a circa 120.000, ha riferito.

I miner di Ethereum messi alle strette

Tuttavia, il rientro dei costi è diventato più difficile a causa del calo nei prezzi di Ether. Mike Lam, un ingegnere di 38 anni dell’Ontario che si occupa di mining da un anno, ha guadagnato solo circa $5.000 in criptovalute sul suo investimento iniziale di $30.000 in hardware. Come se non bastasse, Mike paga anche circa $650 in costi mensili dell’elettricità. Insomma, le sue ricompense non hanno neppure coperto le spese per l’elettricità consumata.

Aaron Petzold, 24 anni, un neolaureato che sta estraendo Ethereum a casa dei suoi genitori nel Wisconsin, dice che gli mancano circa quattro mesi per recuperare il suo investimento di oltre $28.000. “La mia speranza è che continuerò a fare mining fino alla fine”, dice. “C’è molta incertezza. Nessuno sa davvero cosa accadrà. Ci sono molte persone che penso stiano negando la realtà non riuscendo ad accettarla per come è”.

Che fine faranno i miner dopo il Merge

I miner di Ethereum non rimarranno comunque con un pugno di mosche. Dopo the Merge, le loro configurazioni di mining saranno ancora potenti dispositivi informatici che possono essere utilizzati altrove. Infatti alcuni di loro stanno pianificando di utilizzare gli impianti per fare mining di altre coin, oppure trovare destinazioni d’uso alternative per la preziosa attrezzatura.

Dopo la fusione, Petzold sta valutando l’utilizzo dei suoi rig per un utilizzo intensivo nella produzione di video digitale noto come rendering. Operazioni che in genere possono richiedere notevoli risorse in termini di potenza calcolo. “Ci sono altri usi per le schede: puoi trasformarle in una render farm, puoi eseguire diverse opzioni di apprendimento automatico”, afferma. “Semplicemente non saranno redditizi come lo è stato il mining”.

L’arte di reinventarsi

Flexpool, operatore canadese di pool di mining, sta cercando di aggiungere più coin diverse da estrarre per i suoi partecipanti e prevede di distribuire i suoi sviluppatori per programmare altri progetti crittografici. Stando a quanto confidato da un dirigente che ha chiesto di essere identificato solo come Chris, per paura di essere derubato o venir esposto a pericoli di varia natura.

“È come un’azienda di macchine da scrivere”, dice. “Nessuno compra più macchine da scrivere, quindi devi passare ad altre attività usando il capitale che hai guadagnato con le macchine da scrivere.”

Altri, come Ivan Zhang, 35 anni, e Karol Przybytkowski, 36 anni, hanno in programma di vendere la loro scuderia di schede grafiche e utilizzare la loro struttura nello stato di New York per ospitare l’attrezzatura di altri miner, riscuotendo affitti e noleggi.

Ma con molti minatori di Ethereum che probabilmente si affretteranno a vendere subito dopo la fusione, i prezzi delle GPU povrebbero diminuire ulteriormente.

Bitpro prevede di interrompere l’acquisto di schede grafiche entro poche settimane, afferma Mark D’Aria, il suo amministratore delegato. “La mia prospettiva è che, non importa quanto paghiamo oggi, sarà molto meno dopo questo evento”, afferma D’Aria. “Ce ne staremo seduti lì a guardare ciò che accade e poi raccoglieremo i pezzi“.

Alcuni miner sperano di fare di meglio passando a estrarre altre monete che richiedono GPU, come Ethereum Classic o Ravencoin. Più minatori si riversano su qualsiasi moneta, più difficile sarà realizzare un profitto, proprio per la natura stessa del meccanismo di mining.

Ottimismo nell’aria

Il settore offre in ogni caso innumerevoli occasioni nel mondo delle criptovalute, che vanno ad alimentare l’ottimismo. Mikel-Angelo Chalfoun, 30 anni, paga $9.000 all’anno per un magazzino a Dubai per ospitare e alimentare le sue 76 schede grafiche. Dice che sarà in grado di battere i minatori con costi più elevati. “Non importa quanto saranno quotate le criptovalute, non importa quanto sarà rigido il cosiddetto crypto-winter. Sono bravo, non smetterò mai di perdere”, ha dichiarato l’imprenditore.

Altri minatori invece si sentono semplicemente traditi. “Fino al Merge, hanno bisogno dei miners! È un po’ strano”, dice Lam, l’ingegnere canadese, che gestisce 50 schede grafiche nel suo seminterrato. “Hanno bisogno di noi. Hanno bisogno di noi fino al punto in cui non ci buttano via”.