Il Fondo Monetario Internazionale rivela il suo punto di vista sulle criptovalute, sull’inflazione ed anche sulla DeFi. Cosa ha detto.

Il Fondo Monetario Internazionale afferma che gli oligarchi russi potrebbero utilizzare tuttora le criptovalute per eludere le sanzioni economiche. Questo soprattutto se i controlli continuano ad essere inadeguati e vengono utilizzati strumenti per muoversi in modo anonimo.

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La liquidità nelle coppie di scambio che collegano i rubli russi alle criptovalute è diminuita sostanzialmente nelle ultime settimane.

Il Fondo monetario internazionale afferma che questo “rende impraticabili trasferimenti di valore su larga scala attraverso gli exchange“. Vediamo gli ultimi aggiornamenti.

FMI: tra criptovalute ed inflazione

In un rapporto dettagliato che delinea le minacce alla stabilità finanziaria globale, il FMI ha avvertito che le nazioni sanzionate potrebbero intensificare gli sforzi per estrarre risorse digitali come Bitcoin. Questo consentirebbe loro di “monetizzare le risorse energetiche” in nuovi modi.

Il FMI ha anche affermato che i volumi di scambio di criptovalute sono aumentati dall’inizio della pandemia. Il passaggio alle risorse digitali come metodo di pagamento “potrebbe porre sfide significative sulla strada dei responsabili politici“.

In Turchia la domanda è stata particolarmente elevata. Questo non ci sorprende dato che la lira ha perso quasi la metà del suo valore negli ultimi 12 mesi dopo che l’inflazione ha toccato i massimi degli ultimi 20 anni. È possibile che alcuni consumatori abbiano scelto di investire parte dei loro risparmi in Bitcoin per preservarne il valore.

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L’FMI ​​chiede ora ai responsabili politici globali di riunirsi per sviluppare “un approccio normativo completo, coerente e coordinato alle criptovalute“. Questo porrebbe fine all’attuale panorama legislativo frammentato.

Molti paesi hanno adottato posizioni diverse nei confronti di asset come Bitcoin e Tether. La Cina ha represso il loro utilizzo concentrandosi sullo yuan digitale. Il Regno Unito ha recentemente annunciato di avere l’ambizione di diventare un “hub globale” per le criptovalute.

I pericoli della DeFi secondo il Fondo Monetario Internazionale

Altre sezioni del rapporto del FMI hanno rilevato che il settore della finanza decentralizzata ha assistito a “una crescita straordinaria negli ultimi due anni“. Tutti si sono accorti di come può essere più efficiente e offrire rendimenti maggiori rispetto alle alternative tradizionali.

Ma la preoccupazione dell’istituzione risiede nel modo in cui il mondo DeFi stia diventando “sempre più interconnesso” con i mercati tradizionali, offrendo “rischi di mercato e liquidità in uno scenario di incertezze legali“. Il rapporto aggiunge:

“L’assenza di entità centralizzate che governino la DeFi è una sfida per una regolamentazione e una supervisione efficaci. La regolamentazione dovrebbe concentrarsi sugli elementi dell’ecosistema crittografico che abilitano la DeFi, come gli emittenti di stablecoin e gli exchange centralizzati. Le autorità dovrebbero incoraggiare le piattaforme DeFi a essere soggette a una solida governance.”.

Delineando alcuni dei pericoli associati alla DeFi, il FMI ha indicato come possibile la prospettiva di liquidazioni in caso di crollo dei mercati. I cosiddetti “periodi di stress” contribuiscono alla mancanza di liquidità. Il fondo ha menzionato anche il rischio di exploit della sicurezza. Una serie di protocolli hanno già subito hack multimilionari. Ma il FMI sa benissimo che un’eventuale regolamentazione è più facile a dirsi che a farsi:

Gli elevati rischi di mercato della DeFi potrebbero richiedere un adeguamento al perimetro normativo. Tuttavia l’anonimato, la mancanza di un organo di governo centralizzato e le incertezze legali rendono inefficace l’approccio tradizionale alla regolamentazione“.

Preservare lo status quo

Un’altra misura proposta dall’FMI limiterebbe i livelli di esposizione che le società finanziarie tradizionali e regolamentate possono avere nei confronti dello spazio DeFi. Questo perché “potrebbe rallentare il ritmo di crescita affrontando i rischi dell’interconnessione“.

Le critiche agli asset digitali da parte del FMI sono spesso sottovalutate dagli appassionati di criptovalute, che accusano l’istituto finanziario di essere motivato dal desiderio di preservare lo status quo e mantenere il predominio delle valute legali.

Il presidente Nayib Bukele è stato particolarmente sprezzante, non da ultimo quando il FMI ha chiesto ripetutamente a El Salvador di abbandonare Bitcoin come moneta a corso legale.