L’ultima nota mensile dell’Istat evidenzia che la guerra ha avuto delle conseguenze sensibili nell’economia italiana. Vediamo qualche dato.

Nel corso di quest’anno ne abbiamo viste proprio di tutti i colori. Alla crisi sanitaria mondiale da COVID-19 si è sommato il conflitto al momento ancora in corso tra Russia e Ucraina. Tutto questo non ha fatto altro che deteriorare le prospettive per gli scambi internazionali.

L’incertezza e le tensioni hanno riversato le proprie conseguenze nei mercati delle materie prime. Le banche dal loro canto hanno intrapreso un percorso che devia dalla strategia principale, soprattutto a causa dell’inaspettato conflitto nell’Europa dell’est.

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Questo è quello che si evince dalla nota mensile dell’Istat più recente, secondo la quale i dati illustrano solo una piccola parte delle conseguenze della guerra e delle tensioni geopolitiche, con una visione per il futuro che peggiora di giorno in giorno. Vediamo qualche dato interessante.

Istat e guerra: ecco quali sono state le conseguenze sull’economia italiana

Le informazioni disponibili sul lato commerciale italiano, pur riferendosi ancora principalmente al periodo precedente il conflitto, indicano un rallentamento diffuso e in alcuni casi un calo dell’attività. Nel febbraio scorso la produzione industriale ha registrato una forte ripresa, ma ipotizzando un livello di attività economica uguale a marzo, il primo trimestre si chiuderebbe con una diminuzione della produzione industriale dello 0,9%.

A marzo l’indice armonizzato dei prezzi al consumo misurato sullo IAPC ha continuato a salire (+7% in termini tendenziali), ma il differenziale di inflazione con l’area dell’euro è tornato ad avere segno negativo a causa del crescente divario nei beni e servizi industriali non energetici.

Il miglioramento dei consumi, dei redditi e del mercato del lavoro è stato accompagnato da un graduale peggioramento della fiducia delle famiglie, che è diventata più evidente nelle ultime settimane. I segnali provenienti dal mercato del lavoro, a febbraio, sono rimasti positivi con un aumento dell’occupazione e una diminuzione della disoccupazione e dell’inattività. Dalle aspettative delle imprese in merito all’andamento dell’occupazione, cominciano a emergere segnali meno favorevoli.

Inflazione, risparmio ed investimento

L’impatto della guerra sull’economia italiana rimane difficile da misurare, sottolinea l’Istat. Risulta coinvolto in una fase del ciclo caratterizzata da una crescita di alcuni settori economici, investimenti e mercato del lavoro. Nonostante l’accelerazione dell’inflazione, l’attuale tasso di investimento è ai livelli del 2008. La ancora elevata propensione al risparmio potrebbero rappresentare punti di forza per lo sviluppo dell’economia nei prossimi mesi.

Ecco come investe Warren Buffet durante la guerra

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L’impennata dell’inflazione, influenzata dall’aumento di quasi tutti i beni energetici, costituisce ancora il principale rischio in questo contesto. A questo si possono attribuire le conseguenze di rallentamenti all’interno del commercio internazionale.