Russia – default: potrebbe non pagare le obbligazioni estere in dollari. Cita in difera “sanzioni paralizzanti”. Cosa succede.

La Russia potrebbe essere in default se non paga in dollari i bond scaduti. Un eventuale pagamento mancato sarebbe una delle conseguenze più gravi fino ad oggi. Tutto questo è stato ovviamente la conseguenza dall’invasione del presidente Vladimir Putin in Ucraina, seguita dell’esclusione di Mosca dal sistema finanziario occidentale.

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Moody’s in una dichiarazione ha riferito che la Russia “potrà essere considerata inadempiente se non paga entro il 4 maggio, ovvero la fine del periodo di grazia”. Vediamo quali potranno essere le conseguenze.

Russia: default in vista in caso di mancato pagamento entro il 4 maggio

Uno scenario in cui Mosca venisse dichiarata inadempiente, segnerebbe il primo grande default della Russia sulle obbligazioni straniere dagli anni successivi alla rivoluzione bolscevica del 1917. Il Cremlino in sua difesa sostiene che l’Occidente sta forzando un default imponendo sanzioni paralizzanti. Dal suo canto la Russia il 4 aprile ha fatto un pagamento su due obbligazioni sovrane che era tenuta a pagare secondo i termini dei titoli– con scadenza nel 2022 e 2042 – in rubli piuttosto che in dollari.

Secondo Moody’s alcuni eurobond russi emessi dopo il 2018 sotto certe condizioni consentono pagamenti in rubli. Altri emessi prima del 2018, come quelli in scadenza nel 2022 e 2042, non lo consentono.

L’opinione di Moody’s è che gli investitori non hanno ottenuto la promessa contrattuale in valuta estera alla data di scadenza del pagamento”.

Anton Siluanov, il ministero delle finanze russo, all’inizio di questo mese ha rilasciato un’intervista significativa al giornale Izvestia. Riportiamo di seguito le parole. In sostanza ha detto che se la Russia sarà costretta ad un default, intraprenderà un’azione legale. Nella stessa intervista inoltre il ministro ha precisato che la Russia non emetterà bond nel 2022 a causa delle condizioni non favorevoli sui mercati internazionali.

Non prevediamo di andare sul mercato interno o estero quest’anno. Il costo di un simile prestito sarebbe cosmico. Non prenderemo nulla in prestito. Cambiando la politica di bilancio e tutte le entrate che vanno al bilancio, compresi petrolio e gas, vogliamo ricevere in cambio delle fonti per le nostre spese e delle risorse per pagare le obbligazioni, sia interne che esterne.“.

Secondo Siluanov il Cremlino sarebbe inoltre pronto ad intraprendere azioni legali se l’Occidente dichiarasse un default del paese sugli eurobond. 

Russia nel caos

La Federazione Russa ha trasferito i corrispondenti importi in valuta estera cercando in questo modo di ripagare i creditori esterni. Ma l’Occidente vuole spingere a tutti i costi la Russia nel baratro, creando ad arte un default. Il ministro delle finanze russo si è espresso a riguardo dicendo:

Presenteremo in tribunale i nostri ordini di pagamento, confermando i nostri sforzi per pagare sia in valuta estera che in rubli. Faremo causa perché abbiamo adottato tutte le misure necessarie per restituire i soldi agli investitori. Sarà un processo difficile. Dovremo provare le nostre ragioni tra mille difficoltà”.

Il 24 febbraio Putin ha ordinato al suo esercito di eseguire per quella che viene definita un’operazione militare speciale in Ucraina. Dopo quella data i titoli russi sono in caduta libera, in quella che secondo il Cremlino è una guerra economica condotta dagli Stati Uniti.

Russia e default: altri precedenti

Nel 1918 i rivoluzionari bolscevichi sotto Vladimir Lenin ripudiarono il debito zarista, scioccando i mercati globali del debito. Allora la Russia aveva uno dei più grandi cumuli di debito estero del mondo.

Nel 1998, dopo che la crisi del debito asiatico e il calo dei prezzi del petrolio hanno scosso la fiducia nel suo debito in rubli a breve termine, la Russia è andata in default su 40 miliardi di dollari di debito interno. Questo ha portato ad una svalutazione del rublo sotto il presidente Boris Eltsin.

La Russia stavolta ha i soldi ma non può pagare. Possiede la quarta più grande riserva al mondo, perché Putin aveva ordinato di accumulare in previsione una tale crisi, ma non la può utilizzare a causa delle misure dell’Occidente.

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Le conseguenze per l’Italia

Il nostro paese vedrà sempre di più una fase critica in termini di approvvigionamenti energetici. Il default dell’economia russa avrà pertanto un effetto boomerang. Come riporta Il Giornale:

Roma in caso di default russo sosterrà i big energetici (Eni, Snam), diverse banche (Intesa, Unicredit) e molti gruppi industriali (Pirelli, Prysmian, Marcegaglia). I passivi sul conto economico di queste aziende sarebbero nell’ordine di miliardi di euro”.