La Cina bandisce il mining delle criptovalute ma potrebbe essere un vero e proprio regalo per tutti gli investitori statunitensi

Il ban della Cina al mining cripto potrebbe essere una svolta per il mercato statunitense che nel frattempo volge lo sguardo ad una soluzione più green.

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CoinDesk ha raccolto il parere di un dirigente del settore minerario che ha chiamato il ban della Cina al cripto mining un vero e proprio “regalo da un trilione di dollari” per gli Stati Uniti.

Anche il CEO di MicroStrategy, l’azienda che si occupa di analisi del software divenuta una delle più influenti del settore, Michael Saylor si trova d’accordo con l’analisi del dirigente.

Ban della Cina, guadagno per gli USA

Prima del ban imposto dal governo cinese lo scorso maggio, la Cina era una delle nazioni più attive nel mondo delle criptovalute in genere e nel mining in particolare.

A seguito di alcune preoccupazioni sul piano ambientale, la legislatura cinese ha vietato qualsiasi forma di mining all’interno dei confini della repubblica popolare. Questo ha portato ovviamente allo spostamento di numerosi miners che hanno dovuto trovare un altro luogo dove poter estrarre criptomonete.

Già nell’agosto 2021 si era visto che il 35% del mining hashrate di tutto il mondo proveniva dagli Stati Uniti, quando solo l’anno precedente il volume di cripto mining nella casa dello zio Tom era del solo 4%.

Questi numeri hanno portato alla dichiarazione di un dirigente del settore minerario che in un’intervista a CoinDesk ha definito il ban della Cina un “regalo da un trilione di dollari” per gli Stati Uniti.

Dello stesso parere sembra essere Michael Saylor, CEO di MicroStrategy, l’azienda divenuta importante a seguito di un grande acquisto di bitcoin al momento giusto. Nel corso di un’intervista rilasciata a Bloomberg e solo dopo un mese dall’ufficializzazione del ban della Cina, Saylor aveva definito questa mossa come un errore da un trilione di dollari, spiegando che questa chiusura da parte della Cina avrebbe generato un valore di 10 miliardi di dollari all’anno, con una potenziale crescita del 100% ogni anno.

A meno che la Cina non torni sui propri passi, gli Stati Uniti si sono accaparrati una grossa fetta del mercato mining globale, soprattutto in luoghi come il Texas o Miami dove i miners sono attesi come il Natale.

Strategia green nel mining cripto

All’inizio il mining di criptovalute non era ben vista da nessuna nazione, soprattutto a causa dell’inquinamento generato dall’estrazione di determinate criptomonete come il bitcoin.

In seguito l’industria del mining cripto ha fatto qualche passo avanti verso soluzioni più eco-friendly, come ad esempio la l’approccio della compensazione del carbonio, che si esplica solitamente nel piantare nuovi alberi. La realtà, però, è che si dovrebbe fare qualche passo in più verso soluzioni più a lungo termine, come ad esempio l’acquisto di energia pulita e rinnovabile.

Il Bitcoin Mining Council (BMC) si dovrebbe occupare proprio di queste questioni. Quest’ultimo è un conglomerato di varie società di cripto mining, compresa la già citata MicroStrategy, che assistono le aziende cripto nella ricerca di fonti di energia più sostenibili. Inoltre, si occupa di sensibilizzare il pubblico sulla materia dell’inquinamento e sulla realtà del mining di criptovalute.

Una di queste aziende che ha già abbracciato soluzioni più green è TeraWulf. Quest’ultima è una società che si occupa di estrazione di criptovalute, e membro del BMC, che sta utilizzando il 90% di energia a zero emissioni di carbonio per la sua attività di mining. Per fare ciò vogliono avvalere di una una centrale idroelettrica a New York e una centrale nucleare in Pennsylvania.

A tal proposito lo scorso anno è stato definito il Crypto Climate Accord, un sistema basato su blockchain che decarbonizza le reti elettriche chiamato Energy Web. Proprio come per gli accordi del clima di Parigi, questo entourage si compone di oltre 200 aziende del settore dell’estrazione di criptovalute, organizzazioni non governative e fornitori di tecnologia.

I risultati del ban

Il ban a tutte le attività di estrazione di criptovalute della Cina ha spostato tutto il volume multimiliardario di certe operazioni sul suolo statunitense, aumentandone così il valore intrinseco.

Lo sprint ottenuto dal settore dell’industria del mining cripto è stato senza precedenti, creando posti di lavoro che fino a poco tempo fa erano impensabili. Oltre a questo, con il raggiungimento di determinati accordi riguardo le modalità di estrazione di alcuni tipi di criptovalute, la questione inquinamento potrebbe presto decadere in quanto superata.

Darin Feinstein, co-fondatore di Core Scientific, nel corso di un’intervista a CoinDesk ha schernito la decisione di vietare il mining cripto in Cina: “Sono certo che in futuro i cinesi si porranno delle domande circa la saggezza di vietare una delle più grandi innovazioni nella storia finanziaria, economica e contabile“.