In questo articolo scopriremo cosa sono i token rebase o a fornitura elastica e perché vengono utilizzati nel mondo cripto

Un token a fornitura elastica, o rebase, è quella criptomoneta il cui quantitativo viene regolato in base ad un algoritmo che ne controlla il prezzo.

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Come accade per le stablecoin (USDT, BUSD, PAXG ecc.) i token rebase sono collegati al valore di un altro bene. Per mantenere un giusto quantitativo di moneta in circolazione, l’algoritmo brucia automaticamente i token già emessi e ne conia di nuovi.

Il numero effettivo di token in circolazione è quindi estremamente volatile ma non il suo prezzo che rimane ancorato al valore dell’asset a cui è collegato. A decidere quante monete verranno bruciate e quante verranno coniate è il codice nativo di ogni criptovaluta che ne determina le regole di emissione.

Token rebase o a fornitura elastica

Questo modo di intendere le criptovalute e il suo funzionamento non è comune nel mondo cripto.

Pensiamo ad esempio a bitcoin. In questo articolo abbiamo evidenziato tutti i passaggi che portano alla creazione di nuovi bitcoin, cioè attraverso la convalida delle transazioni da parte dei miners. In questo modo si controlla l’immissione di nuove monete all’interno del sistema incentivando il mining.

Nel corso del tempo si è guardato ai miners con sempre più sospetto. Ad un certo punto della storia di Bitcoin, i miners sono diventati dei mostri brutti e cattivi che rubavano elettricità per farsi i milioni attraverso complicatissimi sistemi hardware. Ma non è proprio così.

Dobbiamo pensare che senza i miners non ci sarebbero nuovi bitcoin e, soprattutto, nessuna delle transazioni effettuate sulla rete Bitcoin avrebbe più effetto.

Ed è proprio attraverso i miners che si controlla l’immissione nel mercato di nuovi bitcoin ma senza avere alcun potere sul prezzo della moneta stessa. Per questo motivo bitcoin non può essere considerato un token rebase o a fornitura elastica.

Esempi di token rebase o a fornitura elastica

Ampleforth (AMPL)

Ampleforth (AMPL) è un token rebase o a fornitura elastica. L’algoritmo che ne regola il funzionamento è settato in modo che ogni 24 ore il prezzo dei token in circolazione si aggiri intorno a 1 dollaro.

In questo modo se AMPL guadagna alcuni centesimi sul prezzo del dollaro, tutti i wallet che posseggono la criptovaluta si vedrà aggiunti tanti token quanti ne servono per raggiungere ancora una volta un prezzo quanto più vicino al dollaro. Più token vengono immessi nella blockchain, più si tender a spingere il prezzo verso il basso (da qui il nome token rebase).

Allo stesso modo, però, ogni qual volta il prezzo di AMPL dovesse subire modifiche di prezzo verso il basso, i proprietari di AMPL si vedranno rimossi i token necessari per stabilizzarsi al prezzo del dollaro.

Dogekiller (LEASH)

Un altro esempio di token rebase è Doge Killer (LEASH) che deriva dall’ecosistema Shiba Inu. Inizialmente il token doveva essere un token rebase il cui valore era determinato dal prezzo del dogecoin (DOGE) in un rapporto di 1/1000. Per fare un esempio, se il dogecoin avesse raggiunto il prezzo di 0,20 centesimi di dollaro, il token Doge Killer avrebbe avuto un valore di 200 dollari.

In questo modo gli investitori interessati avrebbero potuto giocare e beneficiare degli eventuali innalzamenti di prezzo del dogecoin senza, però, acquistare direttamente il token preferito da Elon Musk.

Ad oggi i token LEASH sono stati svincolati dal prezzo del dogecoin. Adesso sono tutti monete di riserva di valore che, come quasi tutte le criptomonete in circolazione, aumenta e diminuisce in quantitativo in base alla cara vecchia legge della domanda e dell’offerta.