La comica e conduttrice televisiva Katia Follesa protagonista di una denuncia su Instagram. Ecco cosa è accaduto.

“Non ho mai dato l’autorizzazione a usare la mia immagine per delle gocce miracolose”. Ecco cos’è successo. E cosa bisogna fare in caso di furto di identità digitale.

Katia Follesa
Katia Follesa: cosa è accaduto

Katia Follesa vittima di una truffa online. La comica e conduttrice televisiva, 46 anni, ha pubblicato su Instagram un post in cui denuncia di aver subito un furto d’identità: la sua immagine è stata infatti usata per sponsorizzare alcuni prodotti dimagranti su Internet e sui social. Ma come sottolinea la stessa Katia: “Io non ho mai sponsorizzato nessun prodotto dimagrante” e “non ho mai dato l’autorizzazione a usare la mia immagine associata a gocce miracolose per perdere peso velocemente”. Perciò, tutto falso.

A volte non basta essere sempre vigili e attenti per non cadere in truffe che potrebbero danneggiare la nostra immagine e il nostro lavoro e le cose si complicano ulteriormente quando si tratta di vip o personaggi pubblici, le cui foto sono ovunque e facilmente reperibili, dunque modificabili e utilizzabili per scopi non proprio leciti. Come è successo a Katia Follesa.

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La conduttrice di “Cake star”, infatti, con un lungo messaggio su Instagram ha voluto spiegare ai suoi fan che cosa le sta succedendo e fare chiarezza su una situazione che ha danneggiato parecchio la sua immagine pubblica e che è stata presa in carico dai suoi avvocati. Ma cosa sta succedendo esattamente?

La conduttrice televisiva, originaria di Giussano nella provincia di Monza e Brianza, spiega che dopo essersi resa conto della truffa ha subito attivato i suoi legali: “Gli avvocati stanno esaminando il caso, ma non è cosa semplice in quanto, purtroppo, non si tratta di persone fisiche perseguibili giuridicamente, ma di algoritmi“.

Katia Follesa truffata: la spiegazione su Instagram

Uno dei business più redditizi negli ultimi anni e che spesso nasconde scopi non troppo leciti è quello dei prodotti dimagranti: che siano pillole, beveroni, tè o smoothie miracolosi sono in tantissimi a sperare di imboccare una strada più breve verso il dimagrimento veloce. Nella maggior parte dei casi, si tratta di truffe belle e buone e i risultati non sono affatto reali.

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Purtroppo è facile usare le immagini dei vip per scopi illeciti ed è proprio quello che è successo a Katia Follesa, che ha voluto dare spiegazioni ai fan, per evitare fraintendimenti. Un lungo messaggio per fare chiarezza: “Faccio chiarezza una volta per tutte. Non ho mai sponsorizzato nessun prodotto dimagrante. Non ho mai dato l’autorizzazione a usare la mia immagine associata a gocce miracolose per perdere peso velocemente! Non esistono. Sono vittima di una truffa. Gli avvocati stanno esaminando il caso ma non è cosa semplice in quanto, purtroppo, non si tratta di persone fisiche perseguibili giuridicamente, ma di algoritmi.”

Katia, poi, ha voluto anche spendere due parole sul suo personale percorso di dimagrimento, che nulla ha a che vedere con pillole miracolose: “Per perdere peso e preservare la mia salute mi sono rivolta a un medico specialista che, dopo una serie di accurati esami, mi ha indicato il percorso migliore per stare bene. Associo ad una sana alimentazione il movimento fisico, blando per giunta.

Ogni persona è diversa, non esiste una dieta uguale per tutti. Consiglio di divulgare il più possibile questo messaggio affinché non si cada in truffe paradossali.”

Un italiano su cinque ha subito furti di dati nel 2021

Come Katia Follesa, tante altre persone sono state vittime di truffe e furti di identità online. Secondo uno studio di Surfshark, azienda che si occupa di sicurezza online, nel 2021 sono stati 11,11 milioni gli italiani vittima di furto di dati e credenziali. Ovvero, un italiano su cinque si è visto sottrarre informazioni strettamente personali sul web. “La crescita degli utenti violati – commenta in una nota Surfshark – è allarmante, considerando il danno reputazionale e finanziario che ne deriva. I criminali possono usare le informazioni in varie attività illegali, come email di phishing, false chiamate bancarie e persino furto di identità“.

Nella classifica mondiale dei Paesi con il maggior numero di violazioni di dati, l’Italia si trova al dodicesimo posto per account violati. A guidare la classifica del 2021 sono gli Stati Uniti, con un totale di 214,4 milioni di utenti violati. Segue l’Iran con 156,1 milioni, poi l’India (86,6 milioni), la Russia (27 milioni) e la Francia (24,6 milioni). L’Italia con i suoi 11,11 milioni è preceduta dal Brasile, Regno Unito, Iraq, Corea del Sud, Cina e Canada.

Furto di identità digitale, cosa fare e a chi presentare la denuncia

Nel nostro ordinamento, il furto dell’identità digitale è un reato riconosciuto e punito dal Codice Penale (artt. 494 c.p. e 640-ter, comma 3, c.p.). Nel primo caso, ovvero all’art. 494 del Codice Penale, viene riconosciuto il reato di sostituzione di persona, che viene commesso da chi finge di essere qualcun altro al fine di compiere atti illeciti. Nello specifico, l’art. 494 del Codice Penale dice che:

“Chiunque, al fine di procurare a sé o agli altri un vantaggio o di recare agli altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o agli altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino a un anno”.

Nel secondo caso, all’art. 640-ter del Codice Penale, viene riconosciuto il reato di frode informatica, quando un soggetto entra in possesso illegalmente dei dati altrui, attraverso un illecito accesso ai suoi sistemi informatici, dallo smartphone al computer. Nello specifico, ecco cosa l’art. 640-ter del Codice Penale prevede.

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“Chiunque, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinenti, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032”.

Chiunque, quindi, si dovesse accorgere di aver subito un furto di identità digitale deve immediatamente rivolgersi alla Polizia Postale e denunciare l’accaduto. Nel frattempo, si consiglia di controllare tutti gli accessi alle piattaforme utilizzate online e provvedere subito a cambiare le password.