Bitcoin, la sua storia dalle origini fino ai nostri giorni: come ha cambiato il mondo

Bitcoin, oggi visto per lo più visto come strumento speculativo e di riserva per piccoli e grandi investitori, nasconde un interessante e profondo percorso. Come è nato e per cosa è stato realmente ideato Bitcoin, la più importante rete decentralizzata.

Bitcoin
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La storia di Bitcoin comincia in realtà nei primi anni ‘90, quando un gruppo di ricercatori che si fanno chiamare cypherpunktentano di ritrovare la libertà individuale e la possibilità di azione su internet tramite lo strumento della crittografia. Cypher sta per schema crittografico. Il nome è un gioco di parole sul movimento cyberpunk, movimento di fantascienza distopica che parla di un futuro in cui governi Corporation controllano l’umanità

Questi individui ricercarono metodi per comunicare in maniera sicura, anonima, privata, libera, su internet. Si accorsero che mancava un componente. Tale componente è come, non solo trasmettere l’informazione, ma trasmettere anche il valore da una persona all’altra.

Oggi possiamo, grazie anche alla crittografia, fare cose che negli anni ’90 non erano possibili. Ovvero mandare i messaggi criptati, quindi impossibili da leggere per terze parti e anche firmati, con la possibilità di certificarli come nostri. Oltre a ciò è possibile in essi inviare non solo un’informazione, una nozione, un contenuto, ma anche un pagamento, una quantità di valore o un incentivo economico.

E-Cash, il primo esperimento di Bitcoin

Il primo esperimento in questo senso, elaborato dal geniale informatico ed esperto di crittografia David Chaum, è del 1990 e si chiamava E-Cash.

L’idea alla base di E-Cash era basata sul fatto che le banche tradizionali possano emettere un assegno digitale che chiunque possa girare a un’altra persona via Internet senza la necessità di conoscere il nome di quest’ultima e senza che tale persona conosca necessariamente il nostro nome o la nostra identità.

Ciò è possibile usando la crittografia a due chiavi, ovvero, tecnicamente l’uso di una chiave segreta per firmare un messaggio digitale che è indirizzato ad una chiave pubblica, quindi sostanzialmente l’indirizzo della controparte che deve ricevere.

Questo schema funzionava ma si basava sulla possibilità di avere banche compiacenti che in primo luogo emettessero questi assegni digitali poi trasferibili in maniera anonima su internet alle controparti sconosciute. In realtà questa assunzione si è rivelata troppo ottimistica nel senso che il sistema dei pagamenti bancari si basava, e si basa ancora oggi, su una struttura di controllo e di esclusività in cui un gruppo molto ristretto di istituzioni decide chi è dentro e chi è fuori.

Basti pensare che ad oggi, la maggior parte degli esseri umani che vivono sul pianeta terra è esclusa dai sistemi dei pagamenti o della finanza on-line tramite supporti informatici. In questo senso nessuna banca commerciale aveva interesse all’aprire le porte ad un sistema che avrebbe diminuito la quantità di controllo che era possibile esercitare sui partecipanti. Se tutti possono scambiare liberamente su internet infatti, chi controlla i pagamenti perde possibilità di controllare il sistema.

Esempi tipici di controllo sui pagamenti sono stati per esempio l’episodio in cui Wikileaks, l’organizzazione del giornalista Julian Assange, ha ricevuto una sorta di blocco dei pagamenti tramite carte di credito, impedendo ai sostenitori del progetto di donare, limite che è stato poi superato successivamente come sappiamo proprio con Bitcoin.

Il limite della mancanza di banche che collaborassero a questi schemi di E-Cash, è stato superato nel seconda metà degli anni ‘90 da un altro esperimento che si chiamava E-Gold.

E-Gold

In questo caso la società che lavorava sui pagamenti digitali non si basava più su assegni in moneta così detta Fiat, ma su una riserva aurea detenuta nei forzieri della società.

La startup innovativa E-Gold conservava oro fisico in alcuni forzieri, ed emetteva degli assegni digitali convertibili in grammi d’oro. Tale tipo di esperimento ha avuto un successo temporaneo, ha servito un milione di utenti e ha fatto circolare l’equivalente in oro di milioni di dollari finche è arrivato un punto in cui il regolatore americano ha interrotto questo esperimento in maniera abbastanza brusca, con conseguenze legali e penali abbastanza pesanti per i suoi fondatori.

L’esperimento di E-Gold aveva un grosso problema. Un punto centrale di fallimento era possibile, addirittura facile, ovvero andare presso la società, chiuderla dal punto di vista legale, spegnere i server, e confiscare l’oro fisico dai forzieri.

Il problema del punto centrale di fallimento ricorda un’altra storia, quella di Napster, un sistema che permetteva liberamente agli utenti di scambiarsi file contenenti canzoni o altri contenuti multimediali. Questo sistema permetteva agli utenti di violare alcune norme sul diritto d’autore. Il fallimento di Napster però ha portato all’emergere di nuovi protocolli per scambiarsi file multimediali di vario tipo. Il più famoso è quello che è diventato poi il “gold standard del file sharing”, ovvero il BitTorrent.

BitTorrent

BitTorrent non è una società che può essere multata e chiusa come Napster e soprattutto non si basa su un singolo server che può essere spento, ma è un protocollo dove ogni utente singolarmente funziona come se fosse il server per tutti gli altri utenti, così non esiste un singolo punto di fallimento.

Quindi Come è possibile replicare questa strategia di assenza di un singolo punto di fallimento anche in un sistema di trasferimento di valore ?

Ricordiamo che anche se il trasferimento di contenuti multimediali va a scontrarsi con regolamentazioni sul diritto d’autore, il trasferimento di valore va a scontrarsi con interessi e regolamentazioni di tipo molto più forte.

Sappiamo che dal 1971 le banche centrali non hanno più un corrispettivo aureo che fa da sottostante alla valuta che circola, ma esse sopravvivono per pura volontà politica, per “costrizione” ad accettare tali valute in base a leggi di Legal Tender, e dall’altra parte per decisione di quanta valuta emettere in base a valutazioni economiche da parte delle banche centrali stesse.

L’intuizione di Adam Black

Tornando quindi alla concettualità di base, Com’è possibile fare in modo che vari partecipanti di un sistema digitale possano ognuno verificare la presenza di un corrispettivo senza dipendere da un’organizzazione fidata centrale ? Questo rappresenta anche lo scoglio più importante che la storia e la preistoria di Bitcoin hanno dovuto superare, come creare scarsità digitale senza una controparte fisica.

La soluzione è arrivata da un punto di partenza abbastanza inaspettato che risolve il problema dello spam.

In particolare un ricercatore, il dottor Adam Back stava risolvendo il problema di come evitare lo spam nei messaggi tra personalità anonime on-line. Infatti, se abbiamo un nome e un cognome e i nostri contatti hanno nome e cognome, lo spam è mitigabile semplicemente con delle Black List, eliminando e rifiutando di leggere alcuni messaggi da parte di alcuni mittenti sgraditi, o con le White List, ovvero permettendo solo ad alcuni mittenti di mandarci messaggi.

Ma se siamo nell’ambito di personaggi anonimi, che mantengono uno pseudonimo che cambia ad ogni comunicazione, non possiamo creare liste di nessun tipo. Il dottore Adam Beck allora ha immaginato un certo tipo di prova di lavoro, ovvero creare un sistema che permettesse a chi scrive di dare la prova di aver speso delle risorse fisiche effettive nel mondo reale, prima che il ricevente si impegni a leggere il messaggio. Il sistema si basa su una funzione crittografica chiamata Hash che potremmo definire un’impronta crittografica. Da qualunque messaggio, la funzione di hash genera una stringa di dimensioni e lunghezza predefinita.

HashCash

HashCash, il sistema creato da Adam Back, funzionava generando l’hash crittografico del contenuto del messaggio, il mittente e la datazione. Il risultato deve essere di un certo tipo affinché il software lo legga e permetta di rispondere. Questa si chiama Proof-of-Work, prova di lavoro, verificabile crittograficamente, ovvero sacrificando delle risorse fisiche scarse quali, elettricità, tempo macchina, eccetera. Ovviamente questa prova di lavoro è aggiustabile, ed è  possibile renderla più complicata, più difficile, oppure più facile e meno complicata.

È già implicito nel nome del progetto HashCash, immaginare come questa prova di aver sacrificato risorse fisiche è una sorta di prova economica, una sorta di garanzia economica. Nel sistema HashCash il ricevente non riceve nessun tipo di incentivo economico. Riceve la garanzia che chi ha scritto ha buttato via, ha consumato, ha utilizzato qualche tipo di risorsa economica scarsa.

Il passaggio successivo non riguarda tanto il cosa trasmettiamo, ma il chi lo trasmette. In particolare un altro ricercatore del gruppo Cypherpunk, che si chiamava Hal Finney, immaginò una cosa che prende il nome di Reusable Proof of Work, prova di lavoro riutilizzabile o RPOW.

Il progetto di prova di lavoro riutilizzabile metteva insieme l’idea di HashCash di Adam Beck e l’idea di E-Cash di David Chaum sviluppati in precedenza. Sostanzialmente usava le firme crittografiche, girabili tramite la crittografia con l’idea di una prova di aver sacrificato delle risorse fisiche scarse.

RPOW

Nell’ambito del sistema RPOW è possibile erogare il servizio in due modi. Il primo modo è quindi fare tentativi fino a che la stringa hash non risulta del tipo giusto. Il secondo è di produrre una prova di lavoro nuova, un po’ in stile E-Cash, o una prova di lavoro prodotta da altri.

Questo sistema comincia a ricordare un primordiale prototipale sistema di trasferimento di valore scarso completamente digitale. La scarsità di cosa viene prodotto è generata dalla prova di lavoro che dimostra il fatto che si sia sacrificato un certo numero di risorse fisiche esistenti e non duplicabili. Invece il diritto di proprietà di questo titolo viene trasferito tramite un sistema di firme digitali.

Il sistema per quanto ingegnoso ha ancora un limite. Il problema della doppia spesa. In un sistema centralizzato, dove esiste un’unica autorità, come per esempio i sistemi di pagamento digitali che usiamo costantemente, questo problema non si pone. Semplicemente il gestore del sistema controlla e mantiene l’intero sistema decidendo quando un certo asset è stato speso e rendendo impossibile spenderlo di nuovo.

Chi può evitare la doppia spesa sulla stessa prova di lavoro?

Un metodo che potremmo immaginare è di tipo democratico. Ovvero in cui tutti i partecipanti della rete votano su quale transazione sia quella finale.

In un sistema anonimo e aperto però come quello che stiamo cercando di ottenere, che stiamo cercando di disegnare, c’è un problema fondamentale. I nodi non hanno identità e di conseguenza chiunque può votare da un numero imprecisato di nodi.

Ed è a questo punto che interviene un’idea inizialmente immaginata da un ricercatore del gruppo cypherpunk, Nick Szabo. L’idea è quella di utilizzare la prova di lavoro non soltanto per generare scarsità digitale, ma anche per rendere non riscrivibile la storia dei suoi successivi trasferimenti. Nick Szabo immagina questa soluzione all’interno della sua proposta chiamata B-Gold. Viene inizialmente diffusa nel 2001 e successivamente nel 2006.

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La proposta B-Gold però non passa mai dal concetto all’effettiva implementazione.

È soltanto nel 2008 che emerge una nuova figura, sotto il nome di Satoshi Nakamoto, uno pseudonimo. Non è un’identità reale, a differenza delle figure che abbiamo incontrato fino a qui com David Chaum, Adam Beck, Hal Finney oppure Nick Szabo. Questa figura nel 2008, non solo annuncia di avere recuperato questa idea originale di Bit Gold, ma ne annuncia addirittura un’implementazione funzionante, un programma che possa mettere in piedi questo tipo di sistema.

L’annuncio è seguito nel 2009 da un programma che chiunque può far girare sul proprio computer che si chiama Bitcoin. Un programma che si ripromette di generare un sistema per emettere e trasferire cash su internet. Dalla preistoria di Bitcoin così, siamo arrivati con il paper di Satoshi e poi con il client di Satoshi alla storia di Bitcoin. E la storia la stiamo ancora scrivendo.

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