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Jake Chervinsky, consulente dello studio legale Kober&Kim, ha lanciato una bomba su Ripple: secondo il suo parere, ci vorrà più di un anno di tempo per stabilire se l’XRP di Ripple sia sicuro. Il fatto è che di qui a breve potrebbe nascere un’azione collettiva legale nei confronti della criptovaluta in questione, accusata da più parti di aver violato le leggi statunitensi sui titoli.

In particolare, nell’occhio del ciclone pare vi sia la creazione del token XRP, ritenuta appunto borderline rispetto a ciò che prevedono le leggi degli Stati Uniti d’America su quel fronte. “Anche se abbiamo parlato del contenzioso sui titoli Ripple per circa un anno – ha detto Chervinsky – il caso è stato preso in esame soltanto in questa ultima settimana di marzo. Per questo motivo – ha aggiunto – potrebbe volerci anche un anno, o forse di più, prima che possa accadere qualcosa di veramente interessante”.

I querelanti affermano che ogni acquirente della criptovaluta abbia diritto ad un rimborso, oltre che a tutta una serie di riconoscimenti compensativi, proprio per via della violazione ravvisata sul fronte crypto. E la cosa interessante è che sembra che i querelanti abbiano anche parecchi elementi a loro sostegno; elementi che potrebbero far pendere l’ago della bilancia verso una loro vittoria. Ripple dal canto suo si sta facendo in quattro per cercare di rispondere ad ogni accusa e per tentare ovviamente di smentirle tutte, una dopo l’altra.

Un altro elemento da tenere sott’occhio riguarda le competenze. Dopo l’empasse durato nove mesi, finalmente si è capito che il caso dovrà essere trattato da un tribunale federale, e non da un tribunale statale. Tuttavia l’avvocato Peter Morrison ha affermato che la causa sta coinvolgendo anche una persona avente residenza in Israele, il che lascia supporre che la causa finirà nei meandri dei casi internazionali. La cosa, in buona sostanza, sta diventando ben più grossa di quanto ci si potesse immaginare.