tasse

Ogni paese ha un suo regime fiscale; alla luce di questo, le persone che vorrebbero l’adozione delle criptovalute a mezzo di pagamento quotidiano devono attendere chissà quanto. Non si può dubitare del potenziale e delle prospettive sul futuro delle monete virtuali. Tuttavia, prima di diventare metodo di pagamento a tutti gli effetti, deve essere modificato l’attuale quadro normativo.

Dal punto di vista pratico, la loro adozione non sarebbe molto diversa dall’attuale utilizzo di valuta fiat come Dollaro, Euro e Sterlina. Per fare un esempio, attività come negozi di alimentari, di abbigliamento o di elettronica non farebbero nessuna fatica ad utilizzare il sistema POS abilitato al pagamento con carte di credito o debito proprie per le criptovalute.

Ci sono già carte coma Wirex e Cryptopay, che funzionano come quelle di debito. Gli utenti possono utilizzarle ovunque vengono accettate le carte elettroniche. Tuttavia, la conversione da valuta virtuale a fiat viene eseguita in back-end soltanto dai fornitori delle carte. Inoltre, quando vengono acquistati prodotti online, i clienti inviano semplicemente gli asset crittografici (come bitcoin, litecoin o bitcoin cash) agli indirizzi delle criptovalute dei negozi online.

A livello teorico, l’utilizzo di criptovaluta mainstream sembra semplice. Però, l’attuale regolamentazione, complica la situazione. Le leggi fiscali sulla criptovaluta sono complesse, anche per quanto riguarda gli investimenti semplici.

La classificazione di scambi o transazioni in criptovaluta alla stregua di quanto avviene con le monete fiat, anche se gestibile in futuro, appare attualmente controversa. In che modo? I semplici scambi con le cripto consentono la tassazione soltanto quando avviene la conversione in fiat. L’acquisto di ethereum con bitcoin non dà vita a tassazione fino a quando l’ethereum non sarà venduta in fiat. In parole povere, la tassazione si verifica a fronte di qualsiasi guadagno o perdita derivante dall’acquisizione in moneta reale.