Liechtenstein
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Michael, Principe del Liechtenstein, non ha mai nascosto l’interesse per le criptovalute e la blockchain. In una recente dichiarazione, ha anche affermato di temere il profilarsi di una nuova crisi finanziaria mondiale.

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Il Liechtenstein è un Paese che conta soltanto circa 38.500 abitanti. Eppure, è uno dei più favorevoli alla blockchain e alle valute digitali. Oltre ad essere Principe, Michael è anche in uomo d’affari, un economista e un imprenditore che si muovi ai massimi livelli della finanzia mondiale. Quindi, le sue affermazioni su una nuova crisi finanziaria globale dovrebbero ottenere la massima attenzione.

“Mi aspetto che la BCE continui con la sua politica monetaria allentata, la quale consente ai Paesi di aumentare il debito”, ha dichiarato Michael.

Dal 2013, il Principe è affascinato dalla blockchain come meccanismo di fiducia. “Nel 2014 partecipai al World Economic Forum. L’allora tesoriere americano Jack Lew consumò più della metà del suo discorso per parlare del pericolo insito nei bitcoin e le misure da attuare per bloccarli. Da quel momento, ho iniziato ad interessarmi alle criptovalute”.

La sua visione non è utopistica: il Principe Michael vede realmente il potenziale nelle criptovalute come strumento per iniettare concorrenza nel sistema finanziario. “Naturalmente i lavori sono ancora in corso”, ha affermato, “ma abbiamo urgente bisogno di cambiamenti nel sistema monetario”.

Parlando di quantitative easing, il Principe lo definisce “un rischio a lungo termine che potrebbe distruggere il valore o danneggiare il valore dell’euro”. Gli interessi negativi hanno toccato i 17 trilioni di dollari all’inizio del 2020, soprattutto in Europa. Le banche tedesche, per aumentare la redditività, stanno imponendo ai conti dei clienti interessi sui loro risparmi.

“I tassi di interessi negativi sono molto pericolosi”, ha affermato il Principe. “Con essi, le banche non riescono più a realizzare profitti e accumulare azioni. Ecco perché ritengo le criptovalute così importanti. Certo, il rischio c’è, ma varrebbe la pena considerarle”.