Cryptopia

Ormai non ci sono più dubbi: Cryptopia chiude i battenti. L’annuncio è stato diramato tramite il sito ufficiale dell’exchange: “David Ruscoe e Russell Moore di Grant Thornton, Nuova Zelanda, sono stati nominati liquidatori di Cryptopia. Nonostante il lavoro fatto dal management per contenere i costi e tentare di riportare il business sulla retta via, si è convenuto che la nomina dei liquidatori fosse la cosa migliore da fare nell’interesse dei clienti, del personale e delle altre parti interessate”.

Il testo non lascia spazio ad alcuna interpretazione, anzi, se vogliamo è anche piuttosto diretto rispetto a quello che sarà il futuro dell’exchange. Tanto diretto al punto da anticipare la roadmap che verrà seguita per portare a compimento questo difficile processo: “I liquidatori – si legge nella nota – si concentreranno sulla messa in sicurezza delle risorse a beneficio delle parti interessante. Mentre verrà portato avanti questo lavoro e le indagini avranno luogo, la negoziazione sullo scambio verrà sospesa”.

Vista la complessità dell’operazione, è altamente probabile che le indagini su Cryptopia si protrarranno anche per diversi mesi. Durante questo periodo di tempo l’exchange continuerà a rimanere chiuso, e visto che parliamo di un arco temporale prevedibilmente molto lungo, è chiaro che la chiusura definitiva dell’exchange venga ritenuta scontata un po’ da tutti gli “addetti ai lavori”. Infatti, se da una parte non viene detto che l’operatività non verrà mai ripresa, dall’altro la sospensione a tempo indefinito delle attività, e soprattutto la nomina di due liquidatori, porta di fatto alla chiusura della società.

Qualche giorno fa, tra l’altro, Cryptopia è stata vittima di un nuovo attacco hacker, il secondo verificatosi quest’anno e per certi versi ancor più duro da digerire rispetto al primo. A marzo si era riusciti a riprendere le attività, ma ad un certo punto Cryptopia si era comunque vista costretta a tagliare i fondi dei clienti. Insomma, quella contro gli hacker ha finito per rivelarsi una battaglia persa praticamente su tutta la linea, e il comunicato di cui prima ne è la prova più evidente.