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Libra. Ecco come si chiama la criptovaluta di Facebook lanciata da Mark Zuckerberg per sfidare l’egemonia di Bitcoin e, in futuro, anche quella del dollaro.

Qualche ora dopo la conferenza stampa del creatore del famosissimo social, su sito di Bankitalia è stato pubblicato quanto segue: “Continuiamo a ricevere comunicazioni di privati che pretendono di utilizzare euro scritturali autonomamente creati, o che riguardano piattaforme e sedicenti organismi monetari con funzioni bancarie che creerebbero moneta scritturale garantita dalla Banca d’Italia”.

Un’avvertenza rivolta ai cittadini di non usare monete scritturali create da privati senza autorizzazione e di non affidarsi ad organismi che affermano di operare con tali tipologie di moneta e, quindi, in regime di abusivismo perseguibile per legge.

Il pagamento tramite moneta scritturale viene consentito soltanto dalle banche, dagli istituti di moneta elettronica e di pagamento sotto la vigilanza della Banca d’Italia. Esiste anche l’Anagrafe Euro Scritturale che traccia le creazioni di versioni immateriali dell’Euro.

Discorso diverso per Zuckerberg e la sua Libra, che si unirà agli altri strumenti di pagamento virtuali e a cui le banche centrali dovranno per forza tenere conto. Per evitare truffe o quant’altro, il social networking dovrà profondamente integrarsi con nuovi modelli di credito.

Gli ostacoli per criptovaluta di Facebook non mancheranno di certo. Già fin da subito Maxine Waters, presidente della commissione Servizi finanziari alla Camera Usa, ha ufficialmente chiesto il blocco sullo sviluppo di Libra. “Facebook possiede dati sensibili appartenenti a miliardi di persone”, ha dichiarato, “ed ha ripetutamente dimostrato di ignorare la protezione e l’utilizzo di questi dati”. Inoltre, la Waters ha affermato che attualmente il mercato delle criptovalute è totalmente privo di framework regolatorio atto ad offrire ad investitori e consumatori un’adeguata protezione.