A quando l’attesa Riforma del nostro Sistema Pensionistico? E’ di pochi giorni fa la brutta notizia, che il Governo, all’interno del nuovo piano di provvedimenti che riguardano prima di tutto i sostegni economici a famiglie e imprese da una parte, il rilancio del sistema finanziario e la lotta all’evasione fiscale dall’altra, per ora non ha inserito tra le priorità “la revisione” dell’impianto previdenziale.

La questione non è stata accantonata, ma di certo non inserita ai primissimi posti delle problematiche di cui occuparsi. Governo e Sindacati, però, dallo scorso gennaio, sono a lavoro per “buttare giù” le modalità della revisione pensionistica, alla luce di un sistema troppo vetusto per rimanere com’è. Nonostante negli anni abbia subito piccole modifiche, l’attesa Riforma è attesa un po’ da tutti.

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Il governo italiano ha di fatto incontrato, nelle scorse settimane, i nostri tre principali sindacati per avviare i negoziati su aspetti specifici della riforma del sistema pensionistico.

“Gli aspetti relativi all’introduzione della pensione di garanzia contributiva per i giovani e per coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1996” sono stati “approfonditi” nel corso di diversi faccia a faccia.

Riforma Pensioni: qualcosa si è già fatto ma è troppo poco. Ma ancora la svolta

Il sistema pensionistico italiano è passato nel 1996 dalle pensioni calcolate sulle retribuzioni percepite negli ultimi anni di lavoro, il cosiddetto ‘sistema retributivo’, a un nuovo sistema in cui le pensioni sono calcolate sui contributi – ‘sistema contributivo’.

Il governo ei sindacati hanno anche discusso più volte dell’impatto negativo delle passate riforme sulle pensioni delle donne.

L’obiettivo, al termine delle tornate negoziali, è quello di modificare strutturalmente la precedente riforma del sistema pensionistico varata con la legge Fornero.

Il sistema su cui si basa la Riforma tanto attesa potrebbe prevedere di dare spazio alla cosiddetta pensione a due tempi, che include un tipo di erogazione diversa dell’assegno a seconda del momento in cui una persona decide di fissare l’uscita dal lavoro. Si tratta comunque di una forma di pensionamento anticipato, che riconoscerebbe l’assegno previdenziale al raggiungimento di:

  • un’età anagrafica di 64 anni;
  • 20 anni di contributi versati regolarmente allo stato.

In questo caso verrà liquidata subito la pensione contributiva (pari cioè ai contributi versati) che sarà integrata poi da quella previdenziale. Ovvero quella che comprende cioè tutte le tutele Inps e previdenziali spettanti al lavoratore). In caso di anticipo, l’importo varierà appunto in “due tempi” diversi.