Il recente “venerdì nero”, caratterizzato dal blackout totale dei pos e l’impossibilità di effettuare pagamenti digitali e prelievi, gli italiani e di certo anche i commercianti, non lo dimenticheranno facilmente.

E mentre non sembra completamente completamente credibile l’ipotesi del “semplice” guasto tecnico dei circuiti IBM della Nexi, riemerge con prepotenza in queste ore l’ipotesi dell’attacco hacker.

Blackout pos
Blackout pos: Codacons in rivolta

Non ci crede forse, più di tanto, nemmeno il Governo Draghi, che continua nelle sue indagini approfondite con la polizia postale, nel timore che possa accadere di nuovo, anche in relazione a ciò che si è verificato 24 ore prima con la Telecomunicazioni in Ucraina.

Blackout dei pos: non è completamente credibile l’ipotesi del guasto tecnico

Davvero la Russia avrebbe cominciato una serie di attacchi informatici verso i paesi ostili? Non è semplice affermarlo con certezza, ma non si può nemmeno escludere del tutto.

Venerdì 15 aprile è stata una giornata che rimarrà nella storia degli ATM ma anche delle carte di credito.

Una serie di inefficienze così vaste e così diffuse non si vedeva da tempo e mezza Italia è rimasta bloccata sia per quanto riguarda i prelievi allo sportello automatico ma anche per quanto riguarda i pagamenti elettronici.

All’inizio si pensava a banali disservizi tecnici, ma poi ci si è accorti che si trattava di un vero e proprio blocco generale.

Un preoccupante disservizio su larga scala

Con il clima di guerra che stiamo vivendo, molti erano convinti e forse sono convinti ancora oggi che si sia trattato di un grave attacco informatico da parte della Russia.

La Russia ha spesso minacciato l’Italia, come detto considerata un Paese ostile dall’inizio del conflitto con l’Ucraina, e quindi perché non bloccare i sistemi di pagamento degli italiani mettendo di fatto in ginocchio il Paese?

Sarebbe stata una paralisi davvero senza precedenti se l’attacco fosse avvenuto in modo più radicale, ma l’indagine avrebbe portato in una direzione completamente diversa.

Si trattava semplicemente, secondi i vertici di Nexi, di un disservizio su larga scala che non aveva intenti dannosi. Che sia vero o meno però, adesso assistiamo alla “rabbiosa reazione” delle Associazioni dei Consumatori. Il Codacons chiede ufficialmente risarcimenti alle banche.

La rivolta del Codacons

Il Codacons sostiene infatti che il disservizio subito dai cittadini è notevole e che per alcuni di loro può essersi verificata anche una situazione molto grave e pericolosa. Proprio per questo il Codacons chiede compensi importanti e soprattutto risarcimenti automatici. Sarebbe infatti improbabile che milioni di italiani fossero costretti a compilare moduli di vario genere per chiedere risarcimenti. Secondo il Codacons, le banche devono prevedere risarcimenti automatici nei confronti di tutti coloro che hanno subito il disagio.

La richiesta di sconti alle “esose” banche

Questi rimborsi automatici potrebbero anche essere molto semplici da erogare sotto forma magari di uno sconto relativo ai normali costi di gestione dei vari servizi. Secondo il Codacons si tratta di un dovere da parte delle banche. Questo accade perché hanno esposto i propri clienti ad un grave disservizio e che ora è meglio che risarciscano i propri clienti in forma automatica piuttosto che aspettarsi ritorsioni da clienti delusi e frustrati per il disservizio. Tra l’altro i costi delle banche continuano a salire e non sarebbe una cattiva idea quella di prevedere sconti che possano contenere questa esborso sempre più marcato.