Brian Armstrong è il genio assoluto del mondo del criptovalute. Per gli altri era solo un temerario a tratti folle, il 38enne fondatore di Coinbase ha dimostrato di essere un lucidissimo stratega della finanza.

Coinbase

Un timido studente che trasforma la sua vita, in pochi anni, con la conoscenza, con la genialità di chi possiede il talento puro, l’istinto del vincente, in un continuum di successi senza sosta. Non solo miliardi a valanga nelle sue tasche, ma credibilità, fama. Sono tutti sogni che solo una persona su un milione si può permettere di realizzare, per giunta arrivati alla meta, tutti insieme, in pochissimo tempo. Perché Brian Armstrong non ha ancora 40 anni, ma già la finanza mondiale è ai suoi piedi.

Brian Armstrong: da piccolo leggeva il linguaggio Java al posto di Topolino

Armostrong aveva un sogno: rendere le sue intuizioni come la realtà quotidiana dell’economia globale. La normalità a cui affidarsi, a cui attingere. E ci sta riuscendo, poco alla volta, perché nessuno come lui negli ultimi anni ha creduto così tanto nel valore delle criptovalute.

Ma come potrebbe essere diversa la storia di un ragazzino che da piccolo non leggeva Topolino come i suoi coetanei o non giocava a calcio o football o basket per strada, ma preferiva trascorrere i pomeriggi leggendo il linguaggio java? Un destino segnato il suo.

Al liceo, Brian guadagnava già i suoi primi soldi, collaborando con il fratello come consulente per alcune società della Silicon Valley.

Brian Armstrong: al Liceo si fa già conoscere dal mondo della Silicon Valley

Immaginate un nerd occhialuto deriso da tutti, come i teen movies americani degli anni 80? Scordatevelo, Armstrong era già il prototipo del leader, del deus ex machina.

Se Brian Armstrong fosse nato secoli prima, non nell’era delle criptovalute e di internet, cosa sarebbe accaduto? Magari sarebbe stato un cercatore d’oro temerario, nel vecchio Klondike, oppure un abile inventore stile Edison. O uno dei primi bancari al mondo, magari il fondatore della prima banca al mondo chissà. Raccontiamo questo perché siamo certi che la sua genialità avrebbe sfondato in qualunque epoca.

Brian Armstrong: il suo capolavoro si chiama Coinbase

Armstrong, piaccia o non piaccia, ha già fatto la storia. E la sua società, la Coinbase, è addirittura arrivata ad essere quotata in borsa. E’ entrata nell’Impero dei Grandi, quello di Wall Street. Lui ci ha sempre creduto, gli altri forse no. Ma Brian ha smentito gli scettici, che si sono visti arrivare, con le sue vittorie, uno schiaffone in pieno volto.

Nella corsa all’oro in California, nel 1849, molti cercatori finirono in miseria, o anche peggio.

Qualcosa del genere è capitato, 150 anni dopo, ai pionieri di Internet, folgorati dalla crisi delle dot-com. E la storia tende a ripetersi sotto i cieli delle criptovalute, percorsi da improvvise galoppate al rialzo e altrettanto improvvise cadute. Ma in tutti i casi, chi tiene il banco, come a Las Vegas, vince. È capitato a chi vendeva setacci e badili ai minatori, così come a Google, la porta d’accesso al mondo internet e ai suoi servizi.

L’etica di Coinbase e il sogno di Brian

“Vogliamo essere per le criptovalute quello che Google è per il web”. E’ questo il sogno di Brian Armstrong, oggi un po’ più prossimo a diventare realtà. Perché Coinbase, la piattaforma da lui fondata nel 2012, ha varcato incredibilmente la porta del Nasdaq.

Ma facciamo un passo indietro, quando Armstrong, all’Università, dimostra già di possedere una straordinaria lungimiranza anche in chiave di “azioni e intenti per la collettività”.

Chiamatelo visionario, chiamatelo folle, ma Brian ha già lo spirito del leader, del grande manager, del futuro ceo della finanza, quando all’Università del Texas gli viene in mente una idea brillante.

Già all’università era un leader che aiutava i bisognosi

Con un socio dà il via a University Tutor, un sito di sostegno agli studenti bisognosi di ripetizioni, in contatto con le associazioni dei genitori. Internet è già il suo pane quotidiano, ogni cosa che pensa e che fa è sinonimo di tecnologia e di web. “Una cosa alla buona”, ricorda il socio dell’epoca, John Nelson, oggi a capo della società di e-commerce Vroom.

“La sede era la nostra stanza. Ogni volta che facevano una festa, staccavamo il telefono”. A fine corso, gli studenti vendono l’attività per 21 volte il giro d’affari. Vi rendete conto del personaggio, certo.

Quel giorno che Armstrong lesse Nakamoto e la sua vita cambiò

Ma prima che nasca il colosso Coinbase, Brian Armstrong, racconterà ad un giornalista negli anni successivi alla sua ascesa, di essere rimasto letteralmente folgorato “dall’invenzione” del fondatore della prima criptovaluta. Parliamo di Satoshi Nakamoto, nome d’arte di un personaggio misterioso che è rimasto anonimo.

Armstrong era poco più che ventenne, ed era immerso nelle sue letture all’avanguardia, sul divano di casa, durante le vacanze natalizie. Da qui la sua vita conosce uno stravolgimento totale.

Così racconta il geniale Brian. Non sono stato capace di smettere di pensarci per i sei mesi successivi e l’ho riletto un sacco di volte.

Mi entusiasmava la prospettiva di un altro protocollo globale decentralizzato – come Internet – che avrebbe potuto creare una maggiore libertà finanziaria.

La maggior parte dei miei amici pensava che il bitcoin fosse un’invenzione bizzarra, ma qualcosa nella pancia mi diceva che, invece, era importante. Volevo darmi da fare per contribuire a rendere questa tecnologia più semplice da usare.

Ci sono voluti tre mesi, durante i quali ho imparato a conoscere il protocollo a un livello più profondo. Il progetto iniziale era di usare il nome BitBank, perché mi piaceva come suonava, tipo PayPal o CocaCola”.

Coinbase: come è nato il nome

“Gli avvocati, però, mi consigliarono di non usare la parola ‘banca’ nel nome. In pieno brainstorming per trovare il nuovo nome, mi sono imbattuto nel termine “coinbase”, una parte del protocollo bitcoin, e mi è piaciuto. Ho comprato il dominio per 1.800 dollari”.

Da qui è una discesa costante alla massima velocità verso traguardi che forse nemmeno Armstrong avrebbe immaginato di ottenere.

Serve ancora un po’ di tempo al giovane Brian per maturare in realtà la sua idea. Occorrono personaggi che lo affiancheranno, lo sosterranno, lo aiuteranno a sviluppare le sue idee. Senza però mai scalfire la sua creatività e il suo ruolo da leader. Nasce tutto dalla parola libertà: la criptovaluta è concepita come il rinnovamento assoluto, come la possibilità, finalmente, di un cambiamento epocale nel mondo della finanza. Slegato dal unicentrismo delle monete stampate dai singoli paesi, da quello delle banche, dalle lobbies.

Assieme a lui c’è un programmatore, l’inglese Ben Reeves, con cui però si arriva presto a una rottura. Armstrong è convinto che sia necessario uno storage in cui depositare i backup degli averi dei clienti.

Reeves, in linea con la mentalità degli adepti del bitcoin della prima ora, privilegia la libertà dell’individuo, contro la filosofia di un centro del sistema.

Brian Armstrong e la rivoluzione delle criptovalute

Così facendo, obietta però l’americano, si taglia fuori una bella fetta della gente comune. “Penso a mia madre”, ha detto di recente. “Non so neanche immaginare cosa accadrebbe se andassi da lei e le dicessi: ‘Ho messo i tuoi risparmi su un conto elettronico, ma, se perdi la combinazione, va tutto in fumo”.

Uno straordinario passo in avanti, l’ennesimo colpo di coda di un genio, di un campione, che con la sua società pensa ad una criptovaluta che non tagli fuori nessuno, che arrivi come comprensione e accessibilità a tutti. Non tagliando fuori nessuno, compresi la mamma, la casalinga, il pensionato.

Coinbase segna una rivoluzione, totale. Rende la criptovaluta un mondo alla portata della massa. Armostrong vuole dimostrare che ciò che ha valore, seppur innovativo, per essere accettato da tutti non può essere certo secretato.

Il bitcoin deve uscire dalla filosofia “carbonara” e antisistema, il bitcoin non è nemico di nessuno. Deve sconfiggere il culto della segretezza, e adottare caratteristiche più adatte al largo mercato.

Codici di sicurezza per il recupero, la novità eclatante

Coinbase, perciò, dispone oggi  di un sistema per recuperare i codici di sicurezza e dispone anche di un forziere disconnesso da Internet, ove sono depositate le criptovalute.

E, nel corso del tempo, si è dotato di altri servizi, a partire dalle commissioni di compravendita che garantiscono una buona fetta delle entrate della piattaforma, su cui convergono oggi più o meno 50 milioni di clienti, tra cui 7 mila operatori professionisti tra banche, hedge fund e fondi comuni. Numeri straordinari, altissimi, che rendono Coinbase un colosso. Ed è appena l’inizio di una storia avvincente, tutta da raccontare.

Ma cosa succede adesso che Coinbase è quotata in borsa? Quale è il pensiero, quali sono le previsioni di Armstrong, cosa pensa il mondo della finanza?

Innanzitutto c’è da dire che l’entrata in Borsa non è stata affatto semplice. Ma si tratta di un passaggio epocale sofferto, maturato a lungo, una vittoria non certo scontata.

L’epocale ingresso in Borsa

Coinbase e il suo mentore Brian Armstrong arrivano al traguardo forti di numeri impressionanti, pazzeschi.

Un fiume che cresce a una velocità impressionante la sua creatura. Il numero degli utenti confermati è salito del 23% tra il 2018 e il 2019 e di un altro 34% tra il 2019 e il 2020, fino a raggiungere quota 43 milioni nel quarto trimestre dello scorso anno.

Ma il conto è balzato poi a 56 milioni alla fine di marzo 2021, secondo quanto dichiarato dalla società.

La coraggiosa strada della quotazione diretta

Armostrong ha un grande coraggio. Nel momento di entrare in borsa e mettere sul mercato la sua società, sceglie la strada della quotazione diretta. Quella che non prevede passaggi intermedi, come nel caso dell’Ipo.

La vendita diretta permette a una società di quotarsi in Borsa senza emettere nuove azioni, con tempi più brevi rispetto all’Ipo, costi minori e senza diluizioni di valore per gli azionisti attuali.

Subito nel club dei plurimiliardari

Per Brian Armstrong, che detiene il 14,8% del capitale, questo significa entrare fin da subito nel club dei plurimiliardari e disporre così dei mezzi per finanziare altre iniziative: il centro di ricerca scientifico ResearchHub, più un’associazione benefica finanziata con un miliardo di dollari. Di sicuro, dice chi lo conosce, la ricchezza non gli cambierà la vita: la sua missione resta quella di creare la cripto-Google. 

Ma che coraggio questo ragazzo: unire etica e conoscenza colossale della finanza. Lo scopo? Fare in modo che le criptovalute entrino nella totale quotidianità come Google. Vuoi o non vuoi devi navigare in internet. Vuoi o non vuoi devi passare per il primo motore di ricerca al mondo. Così il geniale Brian vuole avvenga anche per le criptovalute.

Vale a dire, il mezzo d’accesso universale per un mondo nuovo, per un nuovo mondo di fare e vivere l’economia, che, potenzialmente, può raggiungere 3,5 miliardi di persone.

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